Angelo Marino, Brand & Communication Manager Ducati: un ragazzo di Bologna

Angelo Marino Brand e Communication manager Ducati

Angelo Marino oggi è Brand & Corporate Communications Manager di Ducati, dopo aver fatto parte del team che ha rilanciato Scrambler, altro storico marchio motociclistico di proprietà Ducati.
In questo suo editoriale ci racconta il suo percorso.

 

 

Bologna è una regola. E mi perdonerà Luca Carboni per il furto del titolo di una sua canzone per spiegare chi sono: un ragazzo di Bologna. Di quella Bologna dove sport e motori hanno segnato e segnano indelebilmente la vita e la crescita di ognuno. Una città che esprime la vitalità della sua gente e del suo tessuto sociale anche, ma non solo, attraverso le sue passioni.

L’Angelo Marino ragazzo è un appassionato di basket e tifoso della Virtus, uno a cui l’atmosfera dei derby con la Fortitudo, l’altra compagine felsinea, si insinua sotto la pelle. Ecco, per capire Bologna la gente dovrebbe provare a comprendere l’amore incondizionato che i bolognesi provano per le due squadre cittadine, un sentimento che divide famiglie, amici, colleghi e che diventa oggetto di discussione a tavola a cena, al bar o dietro la scrivania di un ufficio.

Ciò che il basket divide il calcio unisce. E questo è il caso del Bologna Football Club, la squadra cittadina che rimette a posto le coscienze bolognesi dilaniate dai fronti diversi della pallacanestro. E della quale, oltre che tifoso, sono onorato di essere stato un consulente agli albori della mia carriera nel mondo della comunicazione.

Il mondo dei motori, altra indelebile passione, nonché ultima parte della trilogia del mio essere bolognese, entra in scena prepotentemente nel giorno in cui decido di accompagnare un amico al Career Day organizzato dall’Università. Una giornata dedicata all’orientamento al lavoro dove poter conoscere le più importanti realtà aziendali emiliane. Io, in realtà, un impiego l’avevo già, in una nota agenzia di comunicazione della città. Ma alla bacheca dello stand Ducati faceva bella mostra di sé la ricerca di un profilo di copywriter per advertising che mi calzava a pennello, perfettamente verticale rispetto alle mie passioni e alla mia professione.  Sì, perché oltre a un Angelo Marino innamorato di sport e motori c’era anche un freelance che cercava di farsi strada nel mondo del marketing e della comunicazione. La scrittura e il raccontare storie mi piaceva a tal punto che di giorno lavoravo in agenzia e durante la notte scrivevo articoli per ottenere l’iscrizione all’albo dei giornalisti.

Quella vocazione, però, non mi era stata chiara sin da subito. Alle scuole medie ero convintissimo di voler frequentare l’Istituto Tecnico per diventare un perito elettronico. E così è stato. Solo che, già al terzo giorno di scuola, avevo maturato la consapevolezza di aver sbagliato scelta. Una volta conseguito il diploma, com’era giusto che fosse, ho cambiato drasticamente percorso passando a studi umanistici: sociologia. Il primo anno leggevo i testi universitari tre quattro volte di fila senza capire quale fosse la cosa importante da ricordare. Cercavo la formula matematica che non ci sarebbe mai stata. Mi sono laureato in Sociologia prima e in Comunicazione poi senza che passasse un giorno nel quale non mi rammaricavo per non aver fatto il liceo scientifico. Poi sono andato a studiare all’estero (Londra e New York), ma sempre con l’idea di aver sprecato cinque anni all’ITIS. Sono tornato, ho iniziato a lavorare in agenzia, masticando creatività impastata a temi di comunicazione e marketing. Ho persino frequentato un master su questi argomenti. Mi interessavano da impazzire. Ma ogni tanto mi ripetevo ancora: cavolo, se avessi fatto il liceo. Poi è arrivata quella ricerca alla bacheca dello stand Ducati alla quale non potevo proprio dire di no.

«La cosa più semplice, e più comoda, sarebbe stata quella di tornare in agenzia e continuare a fare il copywriter, io invece volevo mettere in gioco la mia idea di comunicazione». Angelo Marino

I miei primi due anni a Borgo Panigale come copywriter e creativo in seno al Dipartimento Marketing sono stati decisamente stimolanti. Entrare in Ducati con quel ruolo mi ha permesso di capire cosa mi sarebbe piaciuto fare e di lavorare per cambiare me stesso. Perché nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa in quale porto vuole approdare. La cosa più semplice, e più comoda, sarebbe stata quella di tornare in agenzia e continuare a fare il copywriter, io invece volevo mettere in gioco la mia idea di comunicazione.

L’occasione, il turning point della mia vita lavorativa in Ducati è arrivata quando mi è stato proposto di entrare a far parte del team che si sarebbe dedicato allo sviluppo di un progetto ancora top secret, il rilancio del brand Scrambler. Non potevo lasciarmi sfuggire quell’occasione. È iniziato così un periodo irripetibile nel quale, insieme a tutto il team, avevamo tra le mani una vera e propria start up con la potenza di fuoco di una corazzata, un supporto che solo un’azienda come Ducati poteva mettere in campo.

Dedicarsi a Scrambler è stata un’esperienza totalizzante per me e ha rappresentato il territorio migliore per scaricare a terra tutta una serie di nuove idee e di approcci diversi al mondo della comunicazione oltre che per capire che amare ciò che si fa, farlo senza prendersi troppo sul serio (che non vuol dire farlo meno seriamente) e condividere il lavoro con le persone giuste sono i presupposti alla base di qualsiasi avventura di successo.

Lavorando in team siamo riusciti a esplorare nuovi territori nella comunicazione digitale. Avevamo compreso fin da subito l’enorme potenziale del mondo dell’influencer marketing, al punto tale da volere fortemente la presenza di Mariano di Vaio, ad oggi uno dei fashion blogger più famosi al mondo, alle giornate di lancio della Scrambler in California nel 2014 nonostante fosse una cosa del tutto nuova per il mondo delle due ruote.

La nostra necessità primaria era quella di far conoscere il nuovo marchio Scrambler in ogni angolo del globo e nel minore tempo possibile, compatibilmente con le non eccessive risorse a disposizione. E per fare questo ci venne in aiuto Simone Bramante, alias Brahmino, con il quale avevo già avuto modo di lavorare insieme in agenzia. Credo che Simone sia ancora oggi uno dei punti di riferimento nell’ambito della visual content creation, uno dei primi fotografi ad aver compreso le enormi potenzialità di un social network come Instagram e un genio nell’utilizzo della luce, quasi un suo marchio di fabbrica che caratterizza ogni sua immagine.

Aprimmo un profilo ufficiale Scrambler su Instagram e insieme a Simone Bramante portammo la nuova moto in diversi contesti e continenti, coinvolgendo tanti fotografi suoi amici e affini al suo modo di lavorare e riversando tutti i contenuti creati anche sui loro profili social. Un lavoro “dal basso”, mai esplorato da Ducati prima di allora, che ha portato risultati al di sopra delle aspettative. Con Simone ho condiviso trasferte lavorative dagli orari allucinanti quanto esperienze indimenticabili che hanno rafforzato ulteriormente il nostro rapporto, facendomi comprendere un altro aspetto fondamentale del mondo del lavoro: nulla di grande può essere realizzato senza il supporto e il contributo di tanti. Il team Scrambler, i colleghi Ducati e delle filiali nel mondo, i concessionari, i fornitori, i partner condividevamo tutti un unico approccio e un solo obiettivo: costruire la “Land of Joy”.

Scrambler è stato per me il trampolino di lancio e ha rappresentato una scuola dove ho dato tanto, ma anche imparato molto. Oggi non può essere più considerata una start up, ma una realtà con un’identità forte e specifica in seno a Ducati. Proprio per questo motivo, per non correre il rischio di specchiarmi sui successi colti in questi anni, ho percepito la necessità di cercare nuovi stimoli. La difficoltà più grande in una carriera è abbandonare la propria bolla di comfort e provare a ripetersi in contesti nuovi, più grandi e proprio per questo più complessi.

«Credo fermamente che Ducati abbia straordinarie potenzialità per guardare al mondo dell’intrattenimento e la capacità intrinseca di creare contenuti unici e di valore». Angelo Marino

Con questi presupposti ho accettato la sfida di diventare Brand & Corporate Communications Manager di Ducati, con la ferma intenzione di portare quello spirito innovativo che era insito in Scrambler nella comunicazione di mamma Ducati. In questi ultimi anni si è affermato con prepotenza il concetto che i brand possono essere o diventare i nuovi media, a prescindere dalla piattaforma e dal canale in cui raccontarsi.

Credo fermamente che Ducati, grazie ai propri valori, alle persone, al fascino, al mondo delle Corse e alla passione che la contraddistinguono, abbia straordinarie potenzialità per guardare al mondo dell’intrattenimento e la capacità intrinseca di creare contenuti unici e di valore. Il nostro obiettivo è quello di concentrarci su altri ambiti che non siano solo strettamente connessi al prodotto, come ad esempio il lifestyle, la moda, il design, atterrando su mondi diversi nei quali Ducati, grazie alla creatività italiana e all’alta cultura industriale, può dire la sua con autenticità. È una strada che il nostro dipartimento marketing ha già intrapreso e che intendiamo percorrere con convinzione.

In questi ultimi anni ho anche smesso di rimpiangere il liceo che non ho mai fatto. Il marketing e la comunicazione sono diventati due mondi complementari e sinergici, entrambi molto analitici e facilmente misurabili nei risultati. Ecco che i miei cinque anni di istituto tecnico, la mia mente in qualche modo allenata ai numeri, mi sono tornati utili e mi permettono di muovermi con confidenza anche tra grafici e operazioni matematiche. È anche da questo che ho capito una cosa molto importante: gli step di un cammino si possono unire e valutare solo alla fine. Ancora una volta ho avuto prova che non esiste un percorso giusto o sbagliato, uno comodo e uno più arduo. Cosa ti spinge a fare quello che stai facendo è il punto di tutto. Solo se lo fai perché ti piace e perché ci credi riuscirai a dare il meglio di te e questo non vuol dire che non vi siano difficoltà o momenti di sconforto: la vita, professionale e non, non è solo rose e fiori. Ma se il lavoro si affronta con entusiasmo, determinazione, voglia di mettersi in gioco e di imparare cose nuove, il resto arriva di conseguenza e difficilmente si potrà essere insoddisfatti di se stessi. Sicuramente non quanto lo saremmo stati se avessimo preso la strada di qualcun altro.

Quando sei contento di ciò che fai quotidianamente è più probabile che tu possa essere in grado di vivere con euforia anche le altre passioni. E così la mia passione giovanile per la scrittura e per lo storytelling mi ha portato anche alla pubblicazione di un romanzo dal titolo “Le Chiavi di Casa”. Ma questa è un’altra storia.

Ora devo tornare al lavoro. A raccontare di un brand di alta gamma affascinante come Ducati, conosciuto nel mondo, ma radicato al proprio territorio d’origine nel cuore della Motor Valley, in una regione bellissima come l’Emilia-Romagna. Come abbiamo già detto, Ducati ha nel suo DNA il potenziale per diventare essa stessa un media, creando contenuti di assoluto valore e distribuiti grazie alla forza del proprio brand. A noi il compito di renderlo possibile.

Per un ragazzo di Bologna, un compito quasi da sogno.


Testo: Angelo Marino & Mauro Farina

photo: Simone Bramante

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Mauro Farina
Mauro Farina

Founder - Creative Content Manager

Altoatesino di nascita, bolognese nel cuore e veronese d’adozione, vive in simbiosi con la sindrome del bambino di fronte alla vetrina del negozio di giocattoli. Vorrebbe comprare tutto, ma non potendoselo permettere sublima raccontando ciò che divora con gli occhi.