Filippo Bassoli, Marketing Director Deus ex Machina: il privilegio della passione

Filippo Bassoli - Deus Ex Machina monitor

Filippo Bassoli è Marketing Director di Deus ex Machina, il noto brand di abbigliamento nato in Australia. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

 

“I giorni sono forse uguali per un orologio, non per un uomo” è la citazione proustiana che calza a pennello per chiunque sia in grado di guardare il proprio presente e futuro con occhi sempre nuovi, pronto a rischiare in proprio, a cogliere opportunità, a condividere visioni.

Filippo Bassoli può tranquillamente essere ascritto a questa categoria di persone. Milanese d’origine e parmense quando si tratta di staccare la spina e dedicarsi ad alcune delle tante passioni, durante la sua carriera Filippo Bassoli è stato (ed è) un precursore per le sue idee, il suo stile e la sua intraprendenza. Ancora studente universitario fu tra i primi in Italia a fondare una web agency quando ancora in pochi avevano compreso le enormi potenzialità della rete e, con la creazione della piattaforma blogo.it (e, tra gli altri, di motoblog.it e autoblog.it) ha dimostrato di essere sempre stato tra i pochi a capire al volo i cambiamenti nei paradigmi di comunicazione che si sono succeduti nell’ultimo decennio.

Appassionato di auto e moto fin da ragazzo, da alcuni anni Filippo Bassoli ha rimesso in gioco la sua propensione alla scommessa imprenditoriale diventando il Marketing Director di Deus Ex Machina, il brand di abbigliamento nato in Australia che deve il suo successo alla commistione di stili nata dalla fusione tra la cultura del surf e quella delle moto cafè racer.

Ho incontrato Filippo prima a Milano, nella sua dimensione lavorativa di Deus, e successivamente sulle colline nei dintorni di Parma, nella cascina definita da lui stesso come «il mio Tempo dell’Entusiasmo personale».

Filippo, vorrei iniziare la nostra chiacchierata chiedendoti come ti definiresti dal punto di vista umano e professionale.

«Mi ritengo una persona fortunata, in primis perché sono riuscito, fino ad oggi, a fare della mia passione un lavoro. Mi sento molto fortunato perché ho incontrato la persona giusta con cui ho formato una famiglia e con cui sto condividendo anche questo mio percorso e anche perché sono molto ricco di amicizie, e questo è un altro aspetto fondamentale della mia vita.
A livello professionale sono da sempre un imprenditore. Ho iniziato nel 1994 quando ancora studiavo giurisprudenza: insieme a uno dei miei migliori amici e ad altre due persone fondammo una delle prime web agency italiane. Parlavamo di comunicazione web quando i miei coetanei nemmeno sapevano che cosa fosse. Da lì in poi abbiamo avuto l’intuito e la capacità di cavalcare un’onda sempre più crescente costruendo diverse realtà nell’ambito della comunicazione e dell’e-commerce, quelle che adesso tutti definirebbero con il termine start-up. Sono così riuscito a crearmi una solida reputazione nel mondo del marketing e della comunicazione attraverso la piattaforma blogo.it e anche a intraprendere una strada editoriale che mai avrei pensato di percorrere, creando i siti autoblog.it e motoblog.it che mi hanno permesso di parlare e di raccontare di automobili, la mia prima grande passione, e delle moto stesse.
Scrivere delle proprie passioni e fare l’opinion leader come puro e semplice appassionato e non come tecnico mi ha permesso di toccare un settore editoriale che mi ha poi portato nel vivo di questo mondo e che mi ha consentito di incontrare le persone con cui ho potuto creare i presupposti di questo bellissimo progetto che è Deus Ex Machina.
Nel progetto Deus Ex Machina mi trovo a ricoprire la figura del Responsabile Comunicazione e Marketing:  un ruolo che mi porta a girare il mondo e a vivere come fossi in un frullatore. Non ci si ferma mai, ma è proprio questo aspetto a rendere il tutto molto divertente».

«Coltivo da sempre il gusto della scommessa, ma soprattutto ho estrema fiducia sia nelle mie idee sia nelle persone che, insieme a me, hanno accompagnato la crescita di Deus». Filippo Bassoli

Negli articoli che ho scovato in rete e che parlano di te vieni sempre definito come un imprenditore dalla personalità pionieristica. Ti ritrovi in questa definizione?

«Più che un pioniere mi definirei un coraggioso, perché ho avuto il coraggio di investire in un periodo di forte crisi. Coltivo da sempre il gusto della scommessa, ma soprattutto ho estrema fiducia sia nelle mie idee sia nelle persone che, insieme a me, hanno accompagnato la crescita di Deus.

In effetti, mi sento anche una sorta di pioniere perché sono stato tra i primi a capire le potenzialità del web e perché insieme ai ragazzi di Deus ci siamo presi fin dall’inizio la libertà di dare sempre delle direzioni nuove nel modo di comunicare quello che più che un brand amiamo definire come un “movimento culturale”. Il brand Deus è molto di più di un marchio di abbigliamento nato su una spiaggia australiana dalla passione per il surf e le moto custom dei suoi creatori. Per far passare questo messaggio investo e investiamo tanto tempo, energia e denaro. Ecco, se collego insieme tutti questi aspetti e li associo al coraggio delle proprie azioni ottengo un’immagine pionieristica di me e di tutti coloro che collaborano con me».

Deus ex Machina, appunto. Puoi raccontarci la genesi di questo brand e come è scaturita l’idea di portarlo in Europa?

«Deus ex Machina è un brand nato in Australia nel 2005, fondato da Carby Tuckwell e Dare Jennings, ed è stato capace di coniugare fin dagli esordi lo stile del mondo motociclistico con quello, assai più variegato, del surf, dando al risultato finale una connotazione completamente nuova ed elevandolo a vero e proprio fenomeno di costume. Deus ex Machina è un mix perfettamente bilanciato tra un brand di abbigliamento, di tavole da surf e di cafè racer e raccoglie in sé due stili di vita  che rappresentano al meglio i concetti più veri di libertà e passione. Il mio percorso per arrivare a Deus ex Machina è stato curioso. Ai tempi di blogo.it e motoblog.it avevo svolto una consulenza a Federico Minoli, all’epoca CEO di Ducati. Con lui entrammo subito in sintonia per via del suo spessore umano non comune e le sue indubbie capacità manageriali. Federico stava terminando la sua esperienza in Ducati ed era alla ricerca di una nuova realtà del mondo delle due ruote da far crescere. Io avevo parlato di Deus poco tempo prima in uno dei miei articoli sul blog: ero rimasto incuriosito da questa realtà perché ricopriva e inglobava molte delle mie passioni e uno stile di vita che qui, in Italia, era pressoché sconosciuto. Federico mi chiese se fossi interessato ad andare a conoscere i fondatori di Deus insieme a lui. Non me lo feci dire due volte: una settimana dopo eravamo in Australia a incontrarli. Sembra ieri ma in realtà da quel giorno sono passati ormai più di sei anni. Il progetto Deus era ancora in uno stato embrionale, ma io dal punto di vista emotivo e Federico dal quello imprenditoriale avevamo già intravisto enormi potenzialità. Entrammo in sintonia con Dare Jennings e Carby Tuckwell, quest’ultimo anche direttore di creativo di Deus, colui che ha dato l’immagine al marchio. Tornammo in Italia dopo una settimana con l’idea di provare a far partire Deus in Europa dando vita a un progetto pilota a Milano. Questa avventura ci ha permesso fin da subito di riunire tantissime persone: amici, collaboratori e professionisti con competenze sinergiche per il nostro scopo.
Oggi ci possiamo definire come una vera e collaudata squadra di calcio con gente che proviene dal mondo delle moto, dall’abbigliamento, dalla ristorazione. A tutti abbiamo dato la possibilità di investire e di mettere il proprio know how al servizio della causa.

Nove mesi dopo la nostra prima analisi di fattibilità inaugurammo il Deus Cafè a Milano, il quarto “tempio” dopo Sidney, Bali e Venice Beach, a cui poi sono seguite le aperture a Tokyo e Biarritz. Con l’apertura a Milano abbiamo voluto reinterpretare la filosofia di Deus ex Machina valorizzando ulteriormente la convivialità e il momento dell’incontro. I nostri spazi si chiamano “i templi dell’entusiasmo” perché rappresentano il luogo fisico dove persone che condividono le stesse passioni possono incontrarsi. Al surf e alle moto abbiamo poi aggiunto anche la passione per la bicicletta. Questi sono stati per me anni di grande fermento con tantissima carica da parte di tutti coloro che hanno lavorato al progetto Deus, ognuno dei quali ha portato il proprio pezzettino di competenza dando ulteriore valore all’immagine di quello che oggi posso definire un vero e proprio “mondo”.

Siamo trecento persone sparse per quattro continenti, i nostri meeting del lunedì mattina hanno orari variabili per riuscire a coinvolgere tutti i nostri collaboratori europei, americani e australiani. L’aspetto più bello di questo progetto è proprio quello umano: noi usiamo ‘’hashtag #deusfamily per definire questo incredibile fil rouge che ci tiene tutti uniti».

Dall’entusiasmo con cui parli di Deus ex Machina sembra evidente come questo tuo progetto abbia impresso una svolta importante alla tua vita.

«Auto e moto sono da sempre il binomio delle mie passioni. Ho Iniziato con le auto perché ne ho subìto il fascino fin da bambino, con una particolare predilezione per le auto d’epoca. A diciott’anni riuscii a convincere mio padre che la macchina giusta per me non era una comune utilitaria bensì una sportivissima Superseven: una macchina che ho tuttora e con cui mi diverto qualche sera per sfogare la tensione lavorativa. Cinque anni di attività su autoblog.it mi hanno fatto conoscere molto bene l’ambiente dell’automotive, un ambito molto, troppo legato alla mera logica dei numeri e ai fatturati e meno alla passione. Ho collaborato con marchi come Fiat, Mercedes, Alfa romeo e altri, ho incontrato manager incredibili, ma senza riuscire mai a scorgere una scintilla di passione nei loro occhi, cosa che invece ho visto nelle moto. È difficile trovare un manager di una casa motociclistica che non sia appassionato di quello che fa. Questo aspetto ha influito  molto nelle mie scelte.

«Ho collaborato con marchi come Fiat, Mercedes, Alfa romeo e altri, ho incontrato manager incredibili, ma senza riuscire mai a scorgere una scintilla di passione nei loro occhi, cosa che invece ho visto nelle moto». Filippo Bassoli

Grazie a  Deus ci siamo potuti permettere di creare progetti anche un po’ folli: dalla moto sidecar con il porta surf alla custom a due ruote motrici. “Scaricare a terra” idee creative applicandole alle due ruote è abbastanza semplice, al contrario del mondo delle quattro ruote. Questo ci ha permesso di giocare moltissimo e di realizzare progetti che sono diventati strumenti narrativi del nostro marchio e che accompagnano tutti i nostri eventi».

Il Deus Cafè, il “tempio dell’entusiasmo” italiano, si trova a Isola, uno dei quartieri che ha vissuto un vero e proprio “Rinascimento” in questi ultimi anni. Quali sono stati i presupposti alla decisione di aprire proprio qui il primo locale Deus d’Europa?

«Credo che Milano sia oggi una delle città più frizzanti in assoluto, dopo anni di sofferenza in parte dovuti anche ai cantieri di Expo i quali però, in fin dei conti, ci hanno lasciato in dote una città decisamente più bella. Abbiamo scelto Isola per il nostro progetto dopo mesi di ricerca perché era una zona “vera”, leggermente periferica e fuori dalle classiche zone centrali di passaggio. Per venire da Deus non ci inciampi, ma lo raggiungi perché ci vuoi venire. Da quando abbiamo aperto abbiamo fatto da traino a tante altre realtà. Ora Isola viene definito come il “moto quartiere”, con una trentina di realtà che masticano il linguaggio motociclistico. Sono felice di aver tentato e vinto questa piccola scommessa.

Oltre a Deus, la tua vita si divide tra Milano e quello che definisci il tuo buen retiro sulle colline di Parma, luogo al quale sei legato fin da quando eri bambino.

Monte Scirone è il mio “tempio dell’entusiasmo” personale, un posto per il quale sento un fortissimo legame fin dall’infanzia. Qui ho scoperto le mie passioni e vissuto le mie prime esperienze di libertà in moto insieme a tanti amici del posto. Da milanese, quando tornavo in città e raccontavo ai miei compagni di aver trascorso tutto il weekend in sella mi prendevano per pazzo. Ora sto facendo fare la stessa esperienza a mio figlio, in totale sicurezza.

Questo è anche il luogo in cui ho condiviso tantissimi momenti di libertà con le persone a me più care: tutti sapevano che le chiavi della stalla dove riposavano le moto erano dietro alla mangiatoia e spesso venivano senza di me, ma sempre accompagnati dal mio estremo piacere di saperli qui, in questo posto. Il cartello con la scritta “via cambiastiledivita” piantato nel vialetto rappresenta alla perfezione la mia filosofia e quella di questa tenuta. È un luogo che amo e dove tutti i miei amici vogliono venire. E io non vedo l’ora di ospitarli.


Articolo: Mauro Farina   Shooting fotografico: Adriano Mujelli   Video: Davide Rudari e Simone Rudari 

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Mauro Farina
Mauro Farina

Founder - Creative Content Manager

Altoatesino di nascita, bolognese nel cuore e veronese d’adozione, vive in simbiosi con la sindrome del bambino di fronte alla vetrina del negozio di giocattoli. Vorrebbe comprare tutto, ma non potendoselo permettere sublima raccontando ciò che divora con gli occhi.

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