Pier Acerni, pilota e preparatore di fuoristrada: nulla è impossibile

Pier Acerni copertina

Pier Acerni è un pilota e preparatore di fuoristrada per competizioni. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza di motori, sterrati e paesaggi lunari.

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Appennino parmense. Uno dei cuori pulsanti della Motor Valley. Esattamente a metà tra il dolce verde delle colline e il duro asfalto dell’autodromo di Varano de’ Melegari c’è la “tana” della realtà più forte, appassionata e innovativa del mondo del fuoristrada italiano, la Acerni Offroad, o come spesso si firma nelle sue creazioni 4×4, “ACE Offroad”. Gente che gli assi ce li ha nel nome, perché i motori da queste parti si iniziano a masticare sin dalla culla. Ma anche nella manica, perché Pier Acerni e i suoi collaboratori non seguono strade già battute, ma amano aprirne di nuove. Come in una fucina vulcanica preparano, riparano, modificano, elaborano, creano componenti uniche con il loro reparto engineering. E poi vincono, vincono tanto.

 

Ovunque ci sia un evento offroad davvero tosto, le loro “bestie” a quattro ruote si arrampicano, azzannano le rocce, volano sulla ghiaia e sulla sabbia, con prove di potenza ed agilità, ma anche di intelligenza, tecnologia e stile di guida. Raggiungendo obiettivi del tutto inediti per un team italiano.

«Qui alla Acerni Offroad siamo forti perché all’interno dell’azienda siamo come una famiglia. È una sinergia speciale che si è creata tra noi, che va oltre i rapporti di parentela». Pier Acerni

 

Nella loro officina, si respirano decenni di impegno e di vittorie, ma anche un’atmosfera informale e complice tra chi ci lavora. Facendoci largo attraverso un parco mezzi che sembra sul punto di ruggire come un tirannosauro, incontriamo Pier Acerni, pilota dell’Acerni Team e titolare della Acerni Offroad. Pier Acerni è uno che non si mette molto in mostra, ma che quando parla dei suoi progetti tira fuori un carattere e un’ambizione che puoi quasi toccare, sentire scorrere. Granitici come le pietre che i suoi mezzi sanno scalare a pendenze impossibili. Solidi come i telai dei suoi fuoristrada. E dannatamente vincenti.

Pier, cosa pensi vi abbia permesso di emergere così tanto nel vostro settore?

«Qui alla Acerni Offroad siamo forti perchè all’interno dell’azienda siamo come una famiglia. È una sinergia speciale che si è creata tra noi, che va oltre i rapporti di parentela, coinvolge tutti i collaboratori e di cui andiamo molto orgogliosi. Questo legame ci rende insuperabili».

Qual è stata la storia e l’evoluzione della Acerni Offroad?

«Questa è un’attività che ho ereditato da mio padre, insieme alla passione per i motori. Qui nella Motor Valley se si ha questa passione si trova l’opportunità per esprimersi al meglio. Io fin da piccolo sono andato in moto, facendo cross.

 

Poi, maturando, sono entrato nel mondo del fuoristrada e ho fatto le prime esperienze nelle competizioni. E penso di essere stato precoce (sorride, n.d.r), a 21 anni avevo già vinto il Campionato Italiano. Quando ho preso in mano l’azienda ho voluto introdurre innovazioni che negli ultimi anni si sono rivelate decisive, come l’utilizzo di software per la progettazione in ambito CAD 3D.

 

La progettazione tridimensionale di componenti ci ha permesso di fare un grandissimo salto di qualità».

Perché un appassionato si rivolge a voi? Cosa rende un fuoristrada preparato dalla Acerni davvero diverso dagli altri?

«Un mezzo preparato dalla Acerni Custom Engineering è diverso da qualunque altro. A renderlo unico è la passione che ci mettiamo, innanzitutto. Oltre alla cura davvero manicale per i dettagli: noi per primi sperimentiamo su dei veicoli test quello che andremo poi a proporre al cliente.

Questo modo di lavorare ci ha permesso di creare componenti ad hoc per le nostre preparazioni, e di portare così il livello della nostra azienda ai vertici nel settore fuoristrada. Anche nell’ambito delle competizioni. La dimostrazione della qualità dei nostri mezzi sono le tante vittorie che ho potuto collezionare a parecchi eventi di livello internazionale, fino ad arrivare a coronare quello che era un vero e proprio sogno: andare a correre alla King of the Hammers, nel deserto della California, da molti definita la gara di un singolo giorno più dura al mondo».

 

«Creatività e follia sono i due ingredienti necessari per fare quello che facciamo e per farlo bene». Pier Acerni

 

Come affrontate i nuovi progetti o la preparazione di un mezzo con caratteristiche differenti dai precedenti?

Quello che facciamo è oggettivamente difficile, perché io e i miei collaboratori dobbiamo unire tante competenze diverse: essere meccanici, ingegneri, carrozzieri, elettrauto e anche un po’ fabbri, se serve. Creatività e follia sono i due ingredienti necessari per fare quello che facciamo e per farlo bene.

 

A volte bisogna osare, a volte si cade. Spesso si cade. Però quando non si cade i risultati e le soddisfazioni sono incredibili».

 Quanto istinto e quanto impegno ci sono nella vostra attività?

Nel quotidiano sono una persona molto attenta, quasi un calcolatore. In officina sono meticoloso, pignolo, difficilmente mi sfuggono dei dettagli. Ma a volte scopro che il suggerimento che mi aveva dato l’istinto, nel risolvere un problema, era giusto. L’istinto mi ha portato oggettivamente a fare tante cose.

 

Certo, quando infilo il casco, nelle gare, è l’istinto che prevale, perché nei percorsi in offroad c’è una importante componente di inaspettato. Bisogna dare il massimo, senza sapere cose c’è dietro una curva, un salto o una roccia«.

Qual è la prossima sfida all’orizzonte?

«Il nostro prossimo obiettivo è tornare alla King of the Hammers in California, con un mezzo veramente competitivo e performante su quei tipi di terreni, completamente diversi da quelli europei. È un incredibile deserto di sabbia e roccia, un panorama che ti fa credere di essere su Marte. Serve un veicolo specificamente progettato per affrontarlo».

 

Hai vissuto il mondo delle gare di offroad ad altissimi livelli, esperienze in cui la voglia di vincere e la difficoltà dei tracciati producono probabilmente un mix esplosivo di stimoli ed emozioni per pilota e navigatore. Ti va di parlarcene?

«Le competizioni di fuoristrada per me sono pura adrenalina! Da quando abbassi la visiera e scatta il semaforo verde, ogni passaggio difficile, ostacolo superato o avversario sorpassato è una sensazione davvero unica, indescrivibile. Qualcosa che poi ti porti sempre dietro e non ti lascia mai».

 

Come è nato e si è evoluto il vostro rapporto con Pakelo?

«Abbiamo iniziato a utilizzare i prodotti Pakelo perché ne conoscevamo già la qualità: questo era l’aspetto che ci interessava di più. Ma poi in Pakelo abbiamo trovato proprio quello che cercavamo: un vero partner, al nostro fianco soprattutto per le difficili problematiche che nascono nel mondo delle competizioni.

 

Nel loro laboratorio hanno trovato le soluzioni pensate su misura per le nostre esigenze. E penso che nessun altro avrebbe potuto farlo!».

Descrivici l’essenza del fuoristrada, in tre parole.

«Per noi il fuoristrada è un’arte. È sincronismo, è follia, è coraggio. È uno stato mentale».

Cosa significa per te essere un “Pakelo Hero”?

«Dalla vita ho imparato che nulla è impossibile. Quello che prima mi sembrava impossibile ora me lo ritrovo dietro le spalle, tra le sfide raccolte e superate. Io sono qui a guardare avanti, verso nuove avventure. Perciò il mio messaggio è: crederci. Crederci sempre! Questo, per me, è essere un “Pakelo Hero”».

 


Articolo: Silva Fedrigo  Shooting fotografico: Caterina Parona  Videomaking: Lenny Pellico

Il ritratto di Pier Acerni è stato realizzato in collaborazione con Pakelo ed è la prima di una serie di otto storie dedicata ai Pakelo Heroes, i clienti Pakelo diventati testimonial del brand italiano leader nel settore dei lubrificanti per veicoli per assonanza di valori, entusiasmo e voglia di vincere le sfide del futuro.  Scoprite di più visitando il sito ufficiale Pakelo.

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