Paolo Errico, Entrepreneur, Verona, Italy

Dimentichiamo, solo per un attimo, quella visione quasi mistica che qualsiasi esperto, o anche semplicemente appassionato di innovazione e comunicazione, prova quando si parla del mito di Silicon Valley.Certo, potrebbe sembrare un compito non facile. Quella che altro non è che la definizione tecnologica della parte meridionale dell’area metropolitana di San Francisco ha rappresentato, e costituisce ancora oggi, la culla della “magia” informatica e dell’acume imprenditoriale. Il luogo fisico, sede di colossi come Google, Apple, Ebay e tanti altri, dove talenti incredibili e anticonformisti sono in grado di dare vita a prodotti e Start up innovative capaci di influenzare ogni aspetto quotidiano delle nostre vite.

Maxfone-5772Scordiamoci, dunque, Silicon Valley per un momento. Perché questo articolo parla di innovazione a tinte tricolori: a dimostrazione del fatto di come non sia strettamente indispensabile sbarcare nella costa occidentale degli Stati Uniti quando si hanno intuizioni, capacità, spirito imprenditoriale e visione strategica nel mondo dell’Information Technology.

Paolo Errico, imprenditore e CEO di Maxfone, può essere annoverato come un ottimo esempio di volontà di fare impresa ed essere protagonisti della continua e incessante rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo, ma non solo. Paolo Errico è protagonista di una scelta decisamente non convenzionale per i canoni italici: la scelta di non accontentarsi.

questo articolo parla di PAOLO ERRICO E DI innovazione a tinte tricolori: a dimostrazione del fatto di come non sia strettamente indispensabile sbarcare nella costa occidentale degli Stati Uniti quando si hanno intuizioni, capacità, spirito imprenditoriale e visione strategica nel mondo dell’Information Technology.

Paolo, qual è la genesi di Maxfone e in cosa consistono le vostre attività principali?

Prima di tutto è necessario un riferimento al passato. Maxfone nasce dall’esperienza di Multilink, società di rilievo nazionale nell’ambito delle telecomunicazioni, della quale ero tra i soci fondatori e amministratori. Il successo e la crescita dell’azienda che avevo contribuito a fondare e a far crescere attirò l’attenzione di un grosso gruppo aziendale a controllo pubblico che ne acquisì la proprietà. Questo vero e proprio passaggio di stato all’ombra di un nuovo gestore, per quanto potesse rappresentare per me e i miei soci un vantaggio dal punto di vista economico, non era per me la soluzione più congeniale. Di conseguenza, con alcuni collaboratori ci siamo completamente rimessi in discussione proponendoci di creare ex novo un contenitore che potesse fornire servizi di telecomunicazioni per un segmento di clientela e di qualità ancora più elevato rispetto al precedente.

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Nasciamo, quindi, come società di telecomunicazioni. Ma non abbiamo impiegato molto tempo a modificare il nostro core business.

Come è avvenuto questo parziale ma sostanziale cambiamento di mission?

Maxfone-5788Nel momento in cui è partita la nostra avventura targata Maxfone ci siamo posti il problema di come far conoscere il nostro nuovo brand. Per farlo abbiamo usato tutte le nostre forze per cavalcare l’onda del digitale, comprendendo come una delle necessità ancora non esplorate dalle aziende fosse quella della conservazione e della gestione dei flussi di informazione che provengono dai nuovi media. Ci abbiamo creduto e abbiamo concentrato molti dei nostri sforzi su questo nuovo canale, incuranti del momento difficile causato dalla perdurante crisi economica.

Ricordo come fosse difficile, nei primi periodi, andare a parlare alle aziende della necessità di sviluppare una strategia integrata di comunicazione digitale basata sul monitoraggio e la movimentazione delle informazioni provenienti dalla rete: una strategia che andasse oltre la mera presenza online tramite il sito istituzionale. Alcuni dei nostri interlocutori ci presero letteralmente per dei visionari. Il tempo e, naturalmente, i risultati hanno dimostrato la bontà delle nostre intuizioni.

«Ricordo come fosse difficile nei primi periodi andare a parlare alle aziende della necessità di sviluppare una strategia integrata di comunicazione digitale basata sul monitoraggio e la movimentazione delle informazioni provenienti dalla rete. Alcuni dei nostri interlocutori ci presero letteralmente per dei visionari».

Oggi Maxfone conta più di quindici collaboratori. E, a ulteriorie dimostrazione di come l’innovazione possa partire anche dall’Italia, abbiamo da poco aperto una società ad Austin, in Texas.

Puoi spiegarci, nel dettaglio, l’innovazione apportata dal vostro modello di business alla comunicazione digitale?

Maxfone-5769Siamo diventati degli specialisti nell’offrire modelli e soluzioni per gestire enormi flussi di informazioni e comunicazioni che provengono da Social Media quali ad esempio Facebook, Twitter e Instagram, andando a intercettarne le correnti direttamente alla fonte. A quella che una volta era definita come una mera analisi dei Big Data storici, abbiamo aggiunto la gestione istantanea dei flussi di comunicazione. Grazie al nostro background tecnico abbiamo una struttura tecnologica in grado di gestire enormi volumi di traffico. Possediamo la capacità di ottenere informazioni in tempo reale provenienti da tutte le piattaforme social esistenti, grazie a dei tools da noi sviluppati e protetti da brevetti internazionali: tutte le nostre fonti di informazione sono così certificate. Non rileviamo niente che non stia accadendo realmente nel mondo della comunicazione social.

In sostanza, siamo in grado di tracciare istantaneamente tutto quel che si dice di un determinato brand: chi ne parla, come ne parla, quali sono le keywords maggiormente utilizzate. L’esperienza di questi anni ha dimostrato la validità della nostra idea: fornire informazioni “live” alle aziende è fondamentale perché i nostri clienti non hanno né il tempo né le risorse per monitorare e analizzare quantità infinite di dati storici. La gestione e il controllo istantaneo delle correnti di comunicazione social comporta implicitamente un vantaggio strategico enorme.

Tutto quanto ci hai descritto trova un’applicazione pratica nei tools che avete sviluppato, come ad esempio Social Meter Analysis. Puoi descriverci le sue dinamiche di funzionamento?

Social Meter Analysis ci dà la capacità di “ascoltare” il mondo dei social network. Immagina di stare sulla cima di una collina e poter vedere con nitidezza tutto quanto avviene nella vallata sottostante: con Social Meter rendiamo il nostro cliente un osservatore privilegiato delle migliaia di comunicazioni, comportamenti e dei trend che si sviluppano nella rete, e tutto questo in diretta senza dover analizzare montagne di “big data” del passato. Siamo in grado, grazie al nostro “osservatorio”, di creare tutte le mappature digitali possibili di quanto sta avvenendo in rete in termini di comunicazione attorno a un determinato brand, a un’azienda o anche a una specifica keyword. Questa speciale mappatura consente di capire chi sono gli attori coinvolti nel flusso della comunicazione web, quali sono le dinamiche che si stanno creando e con le quali è vitale interagire e, soprattutto, quali sono gli influencer da tenere in considerazione. E lavorare con loro.

Maxfone-5574Questa visione a 360 gradi consente di agire in maniera tempestiva con il più ampio spettro di informazioni possibili. E, di conseguenza, con una percentuale ridottissima di errore in termini di strategia di comunicazione.

In termini pratici, è possibile farci un esempio di quando viene attivato un osservatorio grazie a Social Meter Analysis e i vantaggi che ne derivano?

Naturalmente. Immaginiamo di voler aprire con Social Meter Analysis un osservatorio sulla comunicazione social legata al caffè. Qualsiasi azienda di torrefazione del caffè, nella propria brand identity, tende a identificare le keyword strategiche in termini come “piantagione”, “aroma”, “qualità”, “miscela”. Niente di più lontano dalla realtà. Anche un occhio attento potrà scoprire, grazie al nostro tool, come quando si parla di caffè in rete si fa riferimento a termini come “colazione”, “buongiorno”, “moka”, “barista” e altri termini ben lontani da quelli percepiti inizialmente dalle aziende come i principali. Ogni singolo termine rilevato nelle comunicazioni social può comportare un indizio di nascita di una nuova tendenza. Con Social Meter Analysis posso andare a visionare il contenuto generato anche da un singolo soggetto e affinare sempre più la ricerca.

Maxfone-5790Questa distanza tra le keyword percepite e quelle reali si riflette giocoforza nel posizionamento SEO dell’azienda sul motore di ricerca Google: se non si usa la tassonomia corretta nell’indicizzare il proprio sito web l’azienda rischia un tracollo nel ranking generato dalle ricerche degli utenti. “Osservare” questa dinamica diversa di linguaggio nei social network come Twitter, Facebook, Instagram, Linkedin e altri permette quindi capire gli errori di comunicazione che si sono ripetuti nel tempo, ma non solo: consente di definire anche un perimetro narrativo della comunicazione strategica del brand che seguirà dai risultati del nostro osservatorio, in base ai sentiment, ai comportamenti e alle tendenze che abbiamo rilevato.

Esiste anche una dinamica operativa di Social Meter Analysis successiva all’apertura di un ossevatorio sulle comunicazioni web?

Si. Una volta dimostrato con dati reali e oggettivi i trend di comunicazione su cui si basa un mercato, e individuati gli attori principali, possiamo lavorare su di essi. Sempre usando come esempio il tema del caffè, siamo in grado di generare una lista di blogger che stanno parlando in quel preciso istante dell’argomento. L’algoritmo di Social Meter consente di mappare l’influenza del blogger su un particolare tema, ne individua il profilo e lo classifica per numero di follower. Questo permette di avere non solo il polso diretto dello stato della comunicazione social, ma anche di contattare ogni singolo influencer: ad esempio per invitarlo ad un evento del brand nostro cliente.

Se consideriamo Twitter, siamo in grado di scomporre decine di migliaia di tweet. Possiamo incidere sulla conversazione replicando direttamente qualora fosse necessario stimolare ulteriormente il flusso di comunicazione o influenzarlo in un senso o nell’altro.

Tutti i dati e le azioni di cui ho parlato poc’anzi vengono poi rappresentati graficamente in tempo reale: un algoritmo del tool genera la mappa tridimensionale di una conversazione includendo nella stessa tutte le informazioni necessarie: quali sono gli influencer e i trend suddivisi per canale social. Consentendo di intervenire in diretta sulla conversazione.

Un altro vostro cavallo di battaglia è rappresentato dalla capacità di gestire eventi live anche per quanto riguarda la fotografia: è corretto?

Maxfone-5035Abbiamo sviluppato un tool derivato direttamente da Social Meter Analysis e l’abbiamo chiamato Photostream. Con il passare del tempo ci siamo resi conto di come non sia più solo il brand a parlare di se stesso in una mera ottica di autoreferenzialità, ma di come la percezione più genuina di un marchio arrivi direttamente dalla rete e dalle immagini che tramite il web vengono veicolate.

Photostream agisce proprio su questa percezione: rappresenta il nostro sistema di acquisizione e raccolta in tempo reale di tutte le immagini relative a hastag e/o a eventi legati a un determinato marchio.

Maxfone-5034L’innovazione è duplice: da un lato abbiamo la possibilità di far interagire il pubblico di un determinato evento invitandolo a scattare fotografie con il proprio smartphone: tali immagini verranno non solo visualizzate nella pagina social ufficiale del brand, ma anche durante l’evento stesso su appositi display dedicati. Dall’altro lato siamo possessori di un’interfaccia di amministrazione brevettata che permette di avere la preview di tutte le immagini che potrebbero essere pubblicate online. Questo ci consente di avere il lasso di tempo necessario per intervenire ed evitare situazioni spiacevoli o sconvenienti rispetto al brand o all’evento stesso. La possibilità di filtraggio delle immagini consente, altresì, ampia capacità di interazione: siamo in grado di filtrare ed eventualmente premiare le immagini più belle realizzando una qualsivoglia forma di contest tra gli utenti.

Paolo Errico | Maxfone | Vinitaly
Maxfone | Stand Zonin
Paolo Errico | Maxfone | Ufficio 2
Paolo Errico | Maxfone | Intervista
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Ma le possibilità di utilizzo di Photostream sono infinite: si può gestire il traffico di immagini di una singola manifestazione così come, ad esempio, uno slideshow di immagini sulla facciata di un palazzo con premiazione della foto più accattivante. Tutto questo è possibile solo se dietro le quinte vi è un’infrastruttura tecnologica capace di raccogliere e gestire più di 30.000 immagini al giorno e oltre un milione e mezzo di tweet. E noi questa infrastruttura ce l’abbiamo.

Abbiamo accennato prima alla difformità nei termini usati per la comunicazione web: un’azienda si ostina a comunicare la propria mission con keywords completamente estranee rispetto a quelle dominanti nel flusso di interazione degli utenti dei social network. Come riuscite a far comprendere a un brand la necessità di modificare radicalmente il proprio paradigma di comunicazione?

Ci vuole tempo, pazienza, esempi spendibili e infine risultati: questi ultimi sono il pane per gli imprenditori e sono lo specchio del successo di una strategia. Mi permetto di prendere come esempio un nostro cliente di estrema rilevanza nel settore del vino. Fino a qualche anno fa, per farsi conoscere sui mercati internazionali era sufficiente anche solo una pagina pubblicitaria su riviste come Wine Spectator. Oggi, con l’avvento dei social network, una strategia di questo tipo risulta totalmente insufficiente o, peggio, inadeguata. È necessario individuare perimetri narrativi alternativi e mirati a ogni singolo prodotto del brand.

Se, ad esempio, una cantina vinicola ha nel suo portfolio un vino pregiato (ad esempio un Brunello di Montalcino) che per storicità e tradizione esige un piano narrativo di un certo tipo, la stessa narrazione è impropria per un Prosecco che ha un altro target di clientela. È necessario “raccontarsi” in funzione di quello che è il target specifico.

«solo una cantina vinicola può dare valore al racconto delle notti passate in Sicilia a vendemmiare il Nero D’Avola. Valore che una qualsiasi web agency che non si è mai mossa dal proprio ufficio non sarà mai in grado di trasmettere».

È possibile affermare che, per quanto da analisti di dati si è tenuti a mantenere un approccio neutro, possa nascere comunque una sorta di empatia nel rapporto con il brand necessaria per poterne comunicare il valore nel mondo dei social network?

Certamente, ed è quello che io definisco come un forte commitment sul cliente. È un impegno che necessita di un investimento di tempo e risorse. È indispensabile capire prima di tutto l’essenza di un’azienda: la sua identità e i suoi obiettivi. A una prima fase di consulenza strategica seguono poi giornate di interazione fisica che hanno come obiettivo lo sviluppo della sensibilità del cliente rispetto alla comunicazione social. È l’azienda stessa che deve raccontare il prodotto e gli sforzi che si sono resi necessari a realizzarlo. Ad esempio, solo una cantina vinicola può dare valore al racconto delle notti passate in Sicilia a vendemmiare il Nero D’Avola. Valore che una qualsiasi web agency che non si è mai mossa dal proprio ufficio non sarà mai in grado di trasmettere.

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Articolo: Mauro Farina      Shooting Fotografico: Adriano Mujelli

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Mauro Farina
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Founder - Creative Content Manager

Altoatesino di nascita, bolognese nel cuore e veronese d’adozione, vive in simbiosi con la sindrome del bambino di fronte alla vetrina del negozio di giocattoli. Vorrebbe comprare tutto, ma non potendoselo permettere sublima raccontando ciò che divora con gli occhi.

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