Mitja Kobal, Fotografo. Reportage: No Place for a Man

Mitja Kobal è un fotografo freelance e photoeditor per Greenpeace. Vi raccontiamo il suo reportage a bordo del rompighiaccio Artic Sunrise che ha tentato di sensibilizzare il governo norvegese sul blocco del progetto di trivellazione del campo petrolifero di Hoop.

Questo luogo è il Mare di Barents, quel tratto di Mar Glaciale Artico a nord della Norvegia e della Russia, accanto alle isole Svalbard, che prende il nome dal navigatore olandese Willem Barents, che nel 1596 scoprì proprio la parte più meridionale dell’arcipelago delle Svalbard.

Nel 2016 Mitja, come fotografo di Greenpeace, ha preso parte alla spedizione del rompighiaccio “Artic Sunrise” nel tentativo di sensibilizzare il governo norvegese e bloccare il progetto di trivellazione del campo petrolifero di Hoop.
Queste trivellazioni avrebbero distrutto la vicina riserva naturale “Isola dell’Orso” (Bjørnøya), ma l’intervento dell’associazione ebbe il risultato di sospendere le attività, senza però riuscire a evitare che la petroliera Transocean Spitsbergen occupasse la posizione. Bjørnøya è un’isola piccolissima, ma con un ecosistema molto particolare, e proprio per questo è stata riconosciuta come riserva naturale; milioni di specie di uccelli vengono a cercare rifugio sulle scogliere della costa sud ogni anno. Queste rocce sono uno dei maggiori luoghi di nidificazione del Circolo Polare Artico. Poiché l’isola è coperta di neve tutto l’anno, nel caso di una perdita di petrolio, le conseguenze sarebbero devastanti e l’uomo non avrebbe alcun modo per rimediare a un simile danno.

Per rendere l’idea della pericolosità del progetto per l’ambiente, il governo dovrebbe revocare tutte le licenze di trivellazione del raggio di 100 km dai ghiacci, ma la piattaforma Statoil non rispetta affatto questa distanza e, nel caso di sversamento petrolifero, il liquido potrebbe raggiungere i ghiacci della riserva naturale in meno di una settimana. Oltre a questo, l’isola degli Orsi da anni non registra una sola presenza titolata. I registri in passato erano pieni di avvistamenti, ma da tempo ormai le loro pagine restano vuote e i 9 scienziati norvegesi che la occupano in pianta stabile non possono far altro che aspettare di avvistarne uno, ma le possibilità sono sempre più blande a causa del riscaldamento del clima che limita la formazione dei ghiacci, non permettendo più agli orsi di raggiungere queste terre.
Da un punto di vista ambientale destano preoccupazione i rischi di contaminazione nucleare dai reattori navali russi affondati e le future trivellazioni nell’area Goliath al largo della Norvegia, oltre ad un sistema di pesca industriale intensivo con reti a strascico che negli anni successivi ha nuovamente richiesto l’intervento di Greenpeace.

«By being yourself, you put something wonderful in the world that was not there before». EDWIN ELLIOT

(Essendo te stesso, porti nel mondo qualcosa di fantastico, qualcosa che prima non c’era).

Con questa citazione di Edwin Elliot, che Mitja sceglie come la preferita, viene letteralmente a galla il modo di guardare le cose da parte dell’autore; sicuramente coinvolto per motivi professionali come fotografo ufficiale di Greenpeace, Mitja Kobal crea un progetto che non è un vero e proprio manifesto di protesta, ma una testimonianza del coraggio e dell’intensità della motivazione che spinge gli attivisti di Greenpeace.

Uomini, donne, ragazzi e ragazze, non importa l’età o la radice sociale. Ci credono. Vogliono cambiare questo mondo senza la pretesa di renderlo migliore, ma con la volontà di custodirlo, meraviglioso come è stato creato, e tutelarlo dall’uomo stesso, che invece di danneggiarlo dovrebbe assolutamente condividere lo stesso obiettivo di conservazione, per se stesso e per ognuno dei 7,5 miliardi di coinquilini sulla Terra.


«Your vision is the photograph. The Camera is just a tool, and better it is the better easier/precisely your vision will be accomplished. The post production is essential as well as having tones and feeling that are there to give worth to your vision». MITJA KOBAL

Mitja Kobal, classe 1982, nato in Slovenia, vive ora a Vienna; fotografo freelance e photoeditor per la stessa Greenpeace, nel frattempo lavora regolarmente come contributor per Getty Images (USA); nel 2017 realizza una pubblicazione dal titolo “In Praise of Tokyo” per National Geographic. Non è un fotografo naturalista; i suoi lavori sono molto eclettici e impressiona la sua capacità di creare scatti nitidi come lame quando si tratta di paesaggi o reportage, parallelamente ad immagini dolci e morbide quando il suo soggetto è una persona. In un’intervista fatta nel 2016, racconta il suo sguardo sui paesaggi, e spiega la scelta dell’uso di un filtro ND, per poter dare dinamicità anche ai soggetti che non ne hanno affatto, come gli edifici o la fotografia architettonica. Usare il filtro ND, gli permette di ridurre la luce, e quindi diventare lui il primo interprete del tempo e della velocità dei movimenti, come quello delle nuvole, e contemporaneamente dar maggior rilievo ai soggetti che possono esser in piani diversi, come le persone. Il contrasto diventa quindi non solo di luci, ma anche di tempi. La post produzione la cura lui stesso, “perché farla fare ad altri? Sarebbe come se Rembrandt avesse comprato un pennello, fatto dei segni dove voleva fossero posizionate le cose, e lasciato ad altri il compito di creare le luci e i toni!”

Mitja Kobal su Instagram -> www.instagram.com/mitja_kobal

Rubrica a cura di: Martina Padovan

 

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