Quando un’abilità è acquisita, imparata per sempre, si dice che è “come andare in bicicletta. Per questo la storia che stiamo per raccontarvi è unica: perché proprio l’oggetto che proverbialmente “è uguale per sempre” può invece, con l’ingegno e lo spirito adatti, trasformarsi in qualcosa di inaspettato e indispensabile.

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Ma partiamo da lontano: dal XIX secolo, in cui la già esistente (sebbene in versione ben diversa da quella che conosciamo) bicicletta acquistò la nuova caratteristica di “mezzo per lavorare”: merito del barone Karl Von Drais, che l’utilizzava per girare le sue terre e supervisionare il lavoro. Dal debutto in sordina delle due ruote in campo professionale, passando per il servizio postale inglese – il primo a sviluppare il triciclo con trasmissione a catena, modello che presto venne adottato dai commercianti – eccoci in Danimarca, patria dell’attuale cargobike per trasporto leggero.

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A Copenaghen ci sono più di 35.000 cargobike e vengono spesso usate dalle famiglie per il trasporto dei bambini, incuranti delle condizioni climatiche e, chissà, forse ispirate dalla stessa Principessa Mary, spesso immortalata mentre porta fieramente a scuola la prole regale in una scattante cargobike.

Tanta cargo-filosofia a Copenaghen ha persino spodestato la simbolica Sirenetta, rimpiazzandone la coda con cerchi e catene. A favorirne il successo, la storia recente: dagli anni ’70 è vietata la circolazione delle auto in centro, ispirando giocoforza lo sviluppo di mezzi di locomozione alternativi.

 

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Non a caso, la Danimarca è spesso giudicato come il Paese più all’avanguardia a livello di piste ciclabili e design delle biciclette, scelte come veicolo principale non solo dalla popolazione ma (impensabile in Italia) da buona parte dei suoi governanti.

Le cargobike di ButcherS & BicYcles

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Dalla patria di marchi come Lego e Bang & Olufsen, per citarne alcuni, non si poteva che aspettarsi centri di produzione altamente innovativi: non fa eccezione Butchers & Bicycles, azienda di design e progettazione dal tipico logo con baffi e bombetta, con punti vendita da San Francisco a Sidney. Gli amanti delle due ruote di tutto il mondo già ne riconoscono le guidelines inconfondibili:Butchers & Bicycles, Mk1-E, White, 2015_tilt i dettagli cromatici, le sospensioni delle ruote, la flessibilità in curva… In breve, la versatilità di utilizzo: la cargobike Mk1, l’ammiraglia di Butchers & Bicycles, si distingue per le sospensioni sulle ruote anteriori che rendono più stabile il mezzo, soprattutto se carico e in curva. Non solo praticità, con una portanza fino a 100 kg di carico, ma anche design, ovviamente 100% danese, e un’anima rigorosamente sostenibile: il modello, sempre corredato di cinture di sicurezza, portacaschi e possibilità di copertura, è disponibile anche in versione elettrica, con autonomia di più di 6 ore.

“La cargobike è prima di tutto un concetto”, recita il presskit dell’azienda: ora che ne conosciamo i punti di forza in grado di tradurne la filosofia produttiva, non possiamo che essere d’accordo con i suoi creatori, tre ingegneri dallo spirito tanto tecnico quanto eclettico. Jakob Munk, Morten Wagener e Morten  Mogensen hanno saputo rendere seduttivo e trendy un mero mezzo di trasporto professionale.

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Per capire come hanno saputo raggiungere quest’obiettivo basta la loro risposta alla nostra domanda sulla genesi della filosofia “outdoor a livello quotidiano” alla base di tutto il lavoro di Butchers & Bicycles: «l’abbiamo nel sangue», è il feedback immediato di Jakob, «sentire il vento in faccia dà un gran senso di libertà».

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E non può dargli torto chi, come noi, è cresciuto con i Peanuts di Charles M. Shultz, consci che “la vita è come una bicicletta a dieci velocità, e molti di noi hanno marce che non usano mai”: siamo certi che a Morten, Jakob e Morten questo non potrà accadere.

Articolo: Giovanna Dall’Ora, Silvia Zanolli  Contributi fotografici: Butchers & Bicycles

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